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SMA Sistema Museale di Ateneo

Modelli botanici

La Sezione di Botanica possiede una grande collezione di modelli in cera ed altri materiali, unica al mondo per ricchezza di preparati, esattezza di esecuzione, bellezza artistica.

I modelli in cera vennero realizzati nella stessa Officina di Ceroplastica, nata nel 1771 ad opera di Felice Fontana (1730-1805), dai medesimi ceraioli dei modelli anatomici conservati nella Sezione di Zoologia della “Specola”: Clemente Susini (1754-1814), Francesco Calenzuoli (1796-1847) e il figlio Carlo (di cui i dati anagrafici non sono noti), Luigi Calamai (1800-1851) ed Egisto Tortori (1829-1893).

I modelli sono frutti e ortaggi a grandezza naturale (poco più di 180), tavole con riproduzioni anatomiche, istologiche o patologiche (37), meravigliosi modelli di piante (poco meno di 200) ospitati in eleganti vasi di porcellana realizzati appositamente nell’antica fabbrica Ginori di Doccia.

I modelli dei frutti e ortaggi furono presumibilmente tra i primi soggetti vegetali ad essere prodotti. La grande maggioranza dei frutti è costituita da decine di specie e varietà diverse di agrumi, così cari alla famiglia dei Medici, e riprodotti perfettamente nelle loro caratteristiche peculiari di forme, dimensioni e perfino ‘mostruosità’. La cera usata era quella d’api a cui venivano aggiunte varie sostanze oltre ai coloranti, ma è difficile dire oggi quale fosse la composizione esatta. Altri modelli furono realizzati in terracotta, pasta di legno, marmo e cartapesta.

Le tavole con preparati in cera illustrano, ad esempio, i tessuti di conduzione o la presenza di particolari strutture in alcune piante acquatiche, le modalità di riproduzione in una felce, alcune malattie fungine della rosa o dell’uva; vere e proprie ‘slides’ ante-litteram, realizzate per spiegare a chi visitava il Museo come avvengono determinati processi nel mondo delle piante. La fedele riproduzione ad elevati ingrandimenti di tessuti vascolari delle piante, dei corpi fruttiferi di un fungo patogeno o delle spore di una felce, necessitava della presenza, accanto al ceraiolo, di uno scienziato e del suo microscopio, a garanzia della precisione e correttezza, se non della vera e propria scoperta scientifica, come avvenne nel caso del modello della ‘Fecondazione della zucca’, realizzato per dimostrare, per la prima volta al mondo, come avviene la formazione del tubetto pollinico nelle fanerogame.

Ma è nella collezione delle piante in vaso che la rappresentazione esatta, e quindi scientifica, si è avvalsa della perizia e soprattutto della sensibilità artistica dei ceraioli dell’Officina del Museo: colori e tessitura dei petali, stami curvi per le pesanti antere, foglie delicate o carnose, fusti succulenti o rampicanti, aculei, ma anche gocce di nettare sul punto di cadere sono riprodotti con una veridicità tale da illudere chi le osserva di trovarsi di fronte a piante vere.

Questa collezione venne realizzata a scopo didattico e documentario, per mostrare ai visitatori e agli studiosi la grande varietà di forme, colori e portamenti di quelle piante che, proprio tra il finire del XVIII secolo e quello seguente venivano introdotte nei giardini europei e italiani, provenienti dalle esplorazioni di terre allora poco conosciute dal punto di vista naturalistico.

I modelli servivano anche ad illustrare, grazie ai loro nomi linneani scritti nei cartigli dei vasi e alle sezioni dei fiori disposti su eleganti conchiglie in porcellana, gli aggiornamenti adottati anche nel nostro Museo nella classificazione e nomenclatura delle piante.

Oltre a questa collezione si trova una serie cospicua di modelli micologici che riproducono i corpi fruttiferi di molti macrofunghi. Essa fu realizzata da uno studioso francese, Jean BaptisteBarla (1817-1896), anche direttore del Museo di Storia Naturale di Nizza. Gran parte delle sue raccolte sono corredate da una vasta documentazione che partendo dai reperti vegetali arriva alla documentazione grafica ad acquerello, in parte autografa e in parte frutto della collaborazione di pittori. La sua notorietà è però dovuta alla realizzazione dei modelli di macrofunghi in gesso, cartapesta ed altri materiali. La prima acquisizione da parte del museo di Firenze si ebbe nel 1869 con 72 modelli e la seconda nel 1874 con altri 121 esemplari. I primi modelli di Barla sono montati direttamente su una base in legno; quelli del secondo acquisto sono più curati, comprendendo la ricostruzione dell’ambiente del fungo oltre alle sue caratteristiche morfo-anatomiche e cromatiche.

 
ultimo aggiornamento: 18-Lug-2018
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