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MSN Museo di Storia Naturale

Raffaello Foresi

La collezione Foresi di minerali dell’Isola d’Elba rappresenta in modo esemplare la ricchezza mineralogica dell’isola, soprattutto per quanto riguarda i minerali a ferro, senza, però, trascurare le mineralizzazioni pegmatitiche, splendidamente testimoniate dai “quattro Evangelisti”.

Degli originari oltre 5000 esemplari che costituivano la collezione secondo i documenti d’archivio, solo 2553 si rintracciano oggi nella collezione elbana. Si tratta soprattutto di campioni di ematite (oltre 350), pirite (250), “limonite” (oggi goethite), presente in più di 150 esemplari, insieme a numerosi ortoclasi (320), calciti (250), tormaline (200). Di particolare spicco è il grosso blocco di ilvaite (il cui nome deriva dal termine latino Ilva, che indicava l’Elba), forse il più grande campione estratto a Torre di Rio. Ma gli esemplari di maggior impatto sono quattro enormi porzioni di geode tempestate di cristalli di tormalina, quarzo, ortoclasio, stilbite, con cavità contenenti aggregati di pollucite, raro minerale a cesio. Un frate appassionatissimo di Mineralogia, durante la visita del Museo Foresi di Portoferraio, rimase stupito e ammirato tanto che li battezzò col nome di “quattro Evangelisti”. Di dimensioni più ridotte, ma veramente splendidi sono i campioni di minerali di ferro, come l’ematite oligisto dai lucentissimi cristalli o l’ematite micacea in lamine sottilissime, insieme ai variopinti esemplari di limonite iridescente, caratteristici dell’ambiente elbano.

A Portoferraio nel 1873 venne inaugurato il “Museo Foresi”, che raccoglieva minerali, fossili, reperti archeologici, appassionatamente cercati da R. Foresi, uno dei personaggi più in vista dell’Elba dell’800. Con la collaborazione di cavatori locali, fra i quali spicca L. Celleri, il Foresi mise insieme una raccolta che raggiunse una notevole fama anche fuori dall’isola, diventando meta di visitatori italiani e stranieri. Dopo la morte del Foresi nel 1876, gli eredi decisero di vendere la collezione e cominciarono col Museo di Firenze le trattative, in cui venne coinvolto anche G. Roster. L’acquisto si realizzò l’anno successivo, quando giunsero a Firenze via Livorno le numerose casse contenenti il materiale elbano. Purtroppo della collezione originaria esistono solo elenchi schematici, senza descrizioni, né dettagli su località e modalità di raccolta. Addirittura per attribuire a certi esemplari la località fu necessario l’intervento di Roster.

Dall’arrivo della collezione in Museo nel 1877 al 1915 furono svolti numerosi studi sulle combinazioni delle forme cristallografiche e caratterizzazioni ottiche e chimiche di alcuni esemplari della collezione elbana da mineralisti, quali E. Artini, U. Panichi, E. Grill e P. Comucci. Ricerche di carattere storico sono invece state realizzate in epoca recente, rintracciando negli archivi del Museo e dell’Università documenti e lettere relative all’acquisizione della raccolta.

 
ultimo aggiornamento: 28-Lug-2017
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