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MSN Museo di Storia Naturale

Giovanni Targioni Tozzetti

La collezione mineralogica di Giovanni Targioni Tozzetti (alla sua morte ereditata dal figlio Ottaviano) rappresenta un esempio di collezione naturalistica settecentesca. Il notevole numero di esemplari (oggi circa 5000) è compiutamente descritto nei 12 volumi di catalogo manoscritti di grande interesse storico scientifico, poiché testimoniano lo stato delle Scienze (e i loro progressi) in un periodo storico di grandi cambiamenti.

Giovanni Targioni Tozzetti fino da giovane dette inizio alla raccolta di reperti naturalistici,  minerali, rocce, piante, animali, seguendo l’esempio del suo maestro P. A. Micheli, di cui, dopo la morte, acquistò la collezione. La raccolta mineralogica consiste in circa 7500 esemplari, tra cui risultano curiosi ai nostri occhi, ma forse scontati in una collezione settecentesca, alcuni campioni che oggi non troverebbero posto in una collezione naturalistica, come una testina etrusca proveniente da un’urna cineraria volterrana (inserita come Tiburtinus) o una pipa in ceramica. La provenienza è prevalentemente toscana o quanto meno italiana, con un basso numero di esemplari donato al Targioni da corrispondenti stranieri.

I 12 volumi di catalogo, stilati in occasione della pubblicazione della seconda edizione delle “Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana”, forniscono molte informazioni sulla fitta rete di rapporti che Targioni teneva con  naturalisti, scienziati, eruditi e personaggi in vista, che passando per Firenze non mancavano mai di fare visita al Museo Targioni, conservato presso l’abitazione di famiglia. Ogni esemplare è dettagliatamente descritto, inquadrandolo perfettamente nel luogo di reperimento, avanzando ipotesi sulla sua genesi ed indicando chi e quando lo ha fornito.

Nella seconda metà del ‘700 ancora non esisteva una classificazione universalmente accettata e ogni scienziato aveva un suo criterio, talvolta creato modificando sistemi ideati da altri; Targioni si ispirò alla classificazione di Wallerius con nomenclatura latina, ampliandola fino ad ottenere 121 classi diverse.

Dopo la morte di Giovanni Targioni, la collezione fu ereditata dal figlio Ottaviano, che la incrementò e la riordinò, secondo i più recenti criteri ed eseguì numerose tavole di disegni di alcuni esemplari. Per la parte mineralogica, gli interventi di Ottaviano furono piuttosto pesanti e, soprattutto, non terminati. Troviamo così alcuni esemplari con attribuzioni diverse, dovute a padre e figlio. Di particolare interesse l’inserimento nella collezione da parte di Ottaviano di un frammento di “soldanite”, meteorite caduta nel senese nel 1794 e donato dal Padre A. Soldani.

Alla morte di Ottaviano la parte essenzialmente mineralogica della raccolta fu venduta dagli eredi a Bettino Ricasoli, che la cedette al Museo nel 1838. Per molti anni la collezione è stata esposta presso il Museo di Storia della Scienze di Firenze (oggi Museo Galileo), da cui è rientrata insieme ai cataloghi; dei 12 volumi è stata effettuata la trascrizione, visibile in rete tramite il sito del Museo Galileo.

 
ultimo aggiornamento: 28-Lug-2017
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