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SMA Sistema Museale di Ateneo

Agrumi

La collezione di Agrumi comprende più di 60 esemplari: sono presenti antiche e rare varietà fra le quali la Bizzaria, la melarosa, il limone cedrato e gli agrumi più conosciuti, quali mandarino, chinotto, pompelmo, pommelo, cedro, limone, arancio amaro e dolce.

La parola agrume deriva dal latino acer, acris (acido, acre): in effetti tutti gli agrumi, con diverse sfumature, sono accomunati dal sapore più o meno acido della polpa. Il frutto è un esperidio; foglie, frutti, fiori hanno ghiandole che secernono oli essenziali, molto profumati e volatili.

La maggior parte delle specie appartiene al genere Citrus (Rutaceae), mentre poche altre appartengono ai generi Fortunella, Poncirus, Microcitrus, Atalantia. Tutte le specie, ad eccezione del pompelmo, sono originari dell’estremo oriente dove sono stati messi in coltivazione in tempi antichissimi.

Nell’Orto sono presenti più di 60 esemplari: ci sono gli agrumi più conosciuti come mandarino, chinotto, pompelmo, pommelo, cedro, limone, arancio amaro e dolce. Accanto a questi sono coltivate varietà antiche o poco note come il limone cedrato di Firenze, il cedro degli Ebrei, l’arancio amaro cornuto, l’arancio d’Otaiti, il limone peretta di San Domenico, la mano di Buddha, la melarosa. È presente anche la Bizzarria, una chimera di innesto, che genera frutti ogni anno diversi per forma e colore.

Le piante sono alloggiate in Serra Fredda nei mesi invernali e nei pressi del Quadro 1 nei mesi estivi.

Apprezzati da sempre, gli agrumi sono diventati, nel corso dei secoli, oggetto di studio e collezionismo per il valore ornamentale, l’infinita varietà dei frutti, le proprietà alimentari e medicinali.

La prima testimonianza di agrumi presenti nell’Orto botanico è il catalogo redatto nel 1748 da Pier Antonio Micheli: vi sono riportate le due categorie AURANTIUM e CITREUM, oggi non più riconosciute valide. Il documento successivo che ricostruisce la storia della collezione è il Catalogo delle piante coltivate nell’Orto redatto nel 1841 da Antonio Targioni Tozzetti: erano presenti aranci amari e dolci, cedri e limoni, tutti con molte varietà. Una terza fonte è il Registro dell’Istituto Botanico della R. Università di Firenze, redatto nel 1959, che riporta 81 piante di agrumi provenienti dal Giardino della Mortola di Ventimiglia, dal Giardino di Boboli di Firenze e da privati. Da metà circa del XX secolo la collezione degli agrumi è stata per anni trascurata fino agli anni ’90 quando è stata recuperata: ora è in buono stato di conservazione con fruttificazioni spettacolari e ripetute. Tutto questo grazie a un più razionale sistema di coltivazione, adeguate misure per contenere i patogeni, nuove introduzioni, nonché alla collaborazione del massimo esperto di varietà antiche Paolo Galeotti, curatore della prestigiosa collezione di agrumi della Villa Reale di Castello, nei pressi di Firenze.

Contatti

Marina Clauser

Fabio Valgimigli

 

 
ultimo aggiornamento: 24-Nov-2017
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