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MSN Museo di Storia Naturale

Pier Antonio Micheli

Nonostante le origini modeste e la mancanza di una istruzione elevata, grazie alle notevoli capacità e alla passione per la botanica, Pier Antonio Micheli (1679-1737) divenne un grande conoscitore di piante, e arrivò addirittura a meritarsi l’appellativo di ‘padre della micologia’ per aver osservato e descritto per primo la germinazione delle spore fungine. Grazie all’amicizia con alcuni abati vallombrosani appassionati di botanica, i padri Virgilio Falugi (1656-1707), Biagio Biagi (1670-1735)e soprattutto Bruno Tozzi (1656-1743), Micheli iniziò a raccogliere piante, a riconoscerle e a classificarle, imparando anche il latino,essenziale per leggere i testi scientifici. In breve tempo egli si fece conoscere anche negli ambienti scientifici fiorentini e, grazie al medico personale di Cosimo III de’ Medici, venne presentato al Granduca, che nel 1706 lo nominò ‘aiuto del custode del Giardino de’ Semplici’ di Pisa con l’obbligo di raccogliere piante sia per quel giardino che per quello di Firenze. Così, all’età di 27 anni, Micheli inizia la sua professione di botanico che, per più di 30 anni, lo porterà a viaggiare per tutta la penisola e anche all’estero, in Tirolo, Boemia, Prussia, Turingia e Istria e a raccogliere una grande quantità di reperti. Oltre a descrivere minuziosamente le sue escursioni e le relative raccolte e a redigere accurati cataloghi di piante coltivate, attività che lo mise in contatto con il pittore di corte Bartolomeo Bimbi e coi suoi campionari, Micheli stabilì anche fecondi rapporti di scambi e conoscenze con altri Orti botanici, italiani ed europei.  Nel 1717, insieme ai medici di corte Niccolò Gualtieri e Giovanni Sebastiano Franchi e all’abate Giuseppe Gaetano Moniglia (1689-1749), fondò la Società Botanica Fiorentina, prima nel suo genere al mondo, da cui poi sarebbe nata l’odierna Società Botanica Italiana. Nonostante la mole delle raccolte, Micheli riuscì a pubblicare solo due lavori: un piccolo trattato sul genere Orobanche (1723) e il primo volume della grande opera Nova Plantarum Genera (1729), con bellissime tavole iconografiche, dedicata al Granduca Giangastone de’ Medici, che l’aveva finanziata. Tutto il resto delle sue osservazioni è contenuto in 71 manoscritti, conservati oggi nella Biblioteca di Botanica dell’Ateneo fiorentino. Le sue raccolte, integrate anche con quelle inviategli da altri botanici, vennero ereditate dalla famiglia Targioni Tozzetti, poi acquistate nel 1845 dal Regio Museo per volere di Filippo Parlatore, che ne aveva ben compresa l’importanza storica e scientifica. Lo stesso Linneo, in una lettera inviata nel 1736 a Micheli, così lo salutava: “Vale, Virclariss.;meque inter tuos numera, de mea numquam dubites integritate, et erga te reverentia ac fidelitate”. In effetti, Micheli fu uno dei più acuti precursori del grande svedese, il quale fece spesso riferimento nelle sue opere sia al suo erbario che alle descrizioni pubblicate sul Nova Plantarum Genera. Cresciuto come umile autodidatta, oggi Micheli è addirittura ricordato tra gli uomini illustri d’Italia con un cenotafio nella Basilica di Santa Croce.

 

 

 
ultimo aggiornamento: 02-Ott-2017
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