Salta gli elementi di navigazione
banner
logo ridotto
logo-salomone
SMA Sistema Museale di Ateneo

Niccolò Stenone

Il nucleo originario delle attuali collezioni di Storia Naturale è sicuramente rappresentato dagli esemplari provenienti dalla Regia Galleria. Fra le collezioni trasferite dagli Uffizi al nuovo Museo, sicuramente la più importante per la consistenza e per la grande figura dello scienziato nell’evoluzione delle scienze della terra è la raccolta di Niccolò Stenone (Niels Stensen).

Il danese Stenone, insigne anatomista, studioso delle scienze naturali, viaggiatore appassionato ed osservatore dei fenomeni geologici, nel 1666 giunse in Toscana stringendo rapporti di stima ed amicizia con esponenti del mondo scientifico fiorentino e con il Granduca Ferdinando II ed il fratello Leopoldo, suoi estimatori. È appunto dal Granduca che Stenone venne incaricato  di prelevare dalla Galleria di Pisa alcune “curiosità” naturali per quella che si stava formando a Firenze. Il Granduca inoltre acquisì anche la raccolta di minerali che per suo studio aveva raccolto lo stesso Stenone.

Del materiale stenoniano giunto dalla Galleria al Museo, i principali riferimenti si trovano nel “Catalogo delle Produzioni Naturali che si conservano nella  Galleria Imperiale di Firenze” che, su ordine del Granduca Francesco, era stato stilato da Giovanni Targioni Tozzetti fra il 1762-1763. Gli esemplari censiti da Targioni sono descritti in maniera molto dettagliata, indicando, in alcuni esemplari mineralogici anche riferimenti ad un “Indice di Cose Naturali forse dettato da Niccolò Stenone e copiato dall’originale esistente nella Real Galleria”. In questo elenco, che Targioni allega al Catalogo delle produzioni naturali, sono enumerati oltre 350 esemplari di cui poco più della metà sono minerali. Alcuni di essi, come i cristalli di quarzo e di ematite, sono di straordinaria importanza per la storia della mineralogia, poichè certamente su questi Stenone compì le osservazioni sulla costanza degli angoli diedri, concluse nel “De solido intra solidum …” col famoso commento, “non mutatis angulis” che segnò l’inizio della cristallografia. È grazie all’esame di questi documenti e un’accurata verifica dei vari cataloghi, che è stato possibile identificare alcuni esemplari, come il campione di calcite così descritto da Stenone: “Due croste di pietra fatte intorno a due bastoncini di legno con legno dentro unite, fra di loro, fra le quali sono attaccati certi nicchietti”. Oltre a questo nelle attuali collezioni sono sicuramente della raccolta di Stenone una goethite e un’altra incrostazione calcarea.

 
ultimo aggiornamento: 28-Lug-2017
Unifi Home Page

Inizio pagina