Salta gli elementi di navigazione
banner
logo ridotto
logo-salomone
MSN Museo di Storia Naturale

Botanica

I modelli vegetali in cera

Anche la Sezione di Botanica possiede una grande collezione di modelli in cera, formata da frutti e ortaggi a grandezza naturale, tavole didattiche con preparati anatomici o patologici e, infine, piante in vaso. La collezione, meno nota di quella di anatomia umana e comparata della Sezione di Zoologia, è unica al mondo per ricchezza di preparati, esattezza di esecuzione, bellezza artistica.

Quando si parla di ‘collezioni in cera’ del Museo, viene spontaneo pensare alla famosa raccolta  conservata nella Sezione di Zoologia. In realtà, una altrettanto stupefacente collezione di riproduzioni in cera esiste anche nella Sezione di Botanica, realizzata nella stessa Officina di Ceroplastica dai medesimi ceraioli dei modelli anatomici: C. Susini, F. e C. Calenzuoli, L. Calamai ed E. Tortori.

I modelli riguardano in questo caso il mondo vegetale: sono infatti frutti e ortaggi a grandezza naturale (poco più di 180), sono tavole con riproduzioni anatomiche, istologiche o patologiche (37), ma soprattutto sono meravigliosi modelli di piante (poco meno di 200) ospitati in eleganti vasi di porcellana realizzati appositamente nell’antica fabbrica Ginori di Doccia.

I modelli dei frutti e ortaggi furono presumibilmente tra i primi soggetti vegetali ad essere prodotti: nei più antichi inventari del Museo si descrivono infatti collocati nelle vetrine, su basi di legno e sotto campane di vetro. La grande maggioranza dei frutti  è costituita da decine di specie e varietà diverse di agrumi, così cari già alla famiglia dei Medici, e riprodotti perfettamente nelle loro caratteristiche peculiari di forme, dimensioni e perfino ‘mostruosità’.

Le tavole con preparati in cera illustranti, ad esempio, i tessuti di conduzione o la presenza di particolari strutture in alcune piante acquatiche o, ancora, le modalità di riproduzione in una felce, per non parlare di alcune malattie fungine della rosa o dell’uva erano vere e proprie ‘slides’ ante-litteram, realizzate per spiegare a chi visitava il Museo come avvengono determinati processi nel mondo delle piante. Ovviamente la fedele riproduzione ad elevati ingrandimenti di tessuti vascolari delle piante, dei corpi fruttiferi di un fungo patogeno così come delle spore di una felce, solo per rammentarne alcuni, presupponeva la presenza, accanto al ceraiolo, di uno scienziato e del suo microscopio, a garanzia della precisione e correttezza, se non – addirittura – della vera e propria scoperta scientifica, come avvenne nel caso del modello della ‘Fecondazione della zucca’, realizzato proprio per dimostrare, per la prima volta al mondo, come avviene la formazione del tubetto pollinico nelle fanerogame.

Ma dove veramente la rappresentazione esatta, e quindi scientifica, delle piante si è avvalsa della perizia e della sensibilità artistica dei ceraioli dell’Officina del Museo è sicuramente nella collezione delle piante in vaso: colori e tessitura dei petali, stami curvi per le pesanti antere, foglie delicate o carnose, fusti succulenti o rampicanti, aculei, ma anche gocce di nettare sul punto di cadere o monconi lignificati di vecchie foglie ormai scomparse sono riprodotti con una veridicità tale da rasentare la perfezione e illudere chi le osserva di trovarsi di fronte a reali piante in vaso.

Come molte altre collezioni del Museo lorenese, anche questa venne realizzata a scopo didattico e documentario, per mostrare ai visitatori e agli studiosi la grande varietà di forme, colori e portamenti di quelle piante che, proprio tra il finire del XVIII secolo e quello seguente venivano introdotte nei giardini europei e italiani, provenienti dalle esplorazioni di terre allora poco conosciute dal punto di vista naturalistico.

La Magnolia grandiflora dal nord America, la Strelitzia reginae e l’Aloe succotrina dall’Africa meridionale, le tante specie di Euphorbia, Cactus e Mesembrianthemum da tante regioni del mondo  oltre a rendere tangibile l’estrema ricchezza del mondo vegetale, servivano anche ad illustrare, grazie ai loro nomi linneani scritti nei bei cartigli dei vasi e alle sezioni dei fiori disposti su eleganti conchiglie in porcellana, gli aggiornamenti adottati anche nel nostro Museo nella classificazione e nomenclatura delle piante, resisi così necessari fin dalla scoperta del Nuovo Mondo, ma di fatto attuati in modo sistematico solo da pochi anni.

Oggi, grazie ad interventi privati, la collezione è oggetto di una campagna di restauro che, seppure lentamente, sta riportando all’antico splendore la magnificenza dei suoi modelli, in vista della loro finalmente ritrovata esposizione.

Curatore: Chiara Nepi

 
ultimo aggiornamento: 09-Nov-2017
Unifi Home Page

Inizio pagina