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Strumentaria chimica dal XIX al XX secolo

La Collezione degli Strumenti Storici è composta da circa centocinquanta strumenti e apparecchi, databili da metà Ottocento circa al 1980. Sono presenti strumenti ottici, elettrici, spettroscopi e apparecchi in vetro da laboratorio. La raccolta testimonia l’evoluzione della ricerca e della pratica chimica nel corso di quasi 150 anni di attività, anche attraverso gli oggetti perfezionati o realizzati in proprio dagli scienziati stessi che li utilizzarono.

Nella Collezione degli Strumenti Storici sono presenti termometri e barometri ottocenteschi, circa trenta densimetri, bilance di precisione di fine Ottocento, di cui una per gas, microscopi, apparecchi in vetro (distillatori, apparecchio di Kipp, colonna cromatografica), prismi, strumenti ottici (polarimetri) e spettroscopici, tra cui uno spettrografo di fine Ottocento con vaschetta porta-campioni per analisi allo stato liquido e camera fotografica per la registrazione dello spettro, apparecchi elettrici (galvanometri, amperometri, volmetri), vetreria e modelli didattici di strutture atomiche e molecolari.  Si conservano inoltre un conducimetro e un ponte di Jones,  un esemplare di proiettore, le apparecchiature in ceramica di Luigi Rolla per il frazionamento delle terre rare e un generatore di Raggi X. Una sotto-collezione raccoglie i prototipi di Giorgio Piccardi per lo studio dei “fenomeni fluttuanti”.

I beni conservati sono confluiti presso il  Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” in seguito al trasferimento, avvenuto nel 2001, dei Dipartimenti di Chimica e di Chimica Organica “Ugo Schiff ,dalla sede storica di Via Gino Capponi 9 a Firenze, alla struttura attuale presso il Polo Scientifico e Tecnologico di Sesto Fiorentino.

Una parte degli strumenti risale all’epoca di Ugo Schiff (fine Ottocento- primi Novecento) , altri appartenevano  alla sua scuola (Angeli, Pellizzari, Piutti..). Alcuni degli strumenti conservati sono pervenuti in Italia grazie al piano Marshall. Ci sono inoltre vari pezzi realizzati o perfezionati dai chimici stessi che li hanno utilizzati per le loro ricerche, come l’apparecchio per “facilitare la lettura del punto di fusione” e altri.

Non esiste alcun archivio museale storico in cui siano registrati questi beni. Attualmente la catalogazione è in fase di allineamento rispetto agli standard nazionali dell’ICCD per le schede PST.  La conservazione e lo studio dei reperti sono iniziati nel 2008 grazie al progetto Chemical Heritage finanziato dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Contatti: Antonio Guarna, antonio.guarna@unifi.it
Laura Colli, laura.colli@unifi.it
Maria Grazia Costa, m.g.costa@tiscali.it