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10-Apr-2006
Cere Anatomiche
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Questa collezione fu voluta dal Granduca Pietro Leopoldo e dal primo Direttore del Museo Felice Fontana e fu concepita come un trattato tridimensionale per insegnare l'anatomia, poichè è composta da pezzi in cera, dai disegni a tempera e dalle spiegazioni.
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In quasi un secolo (1771 - seconda metà dell'800) furono creati un'enorme quantità di preparati. Oltre alla collezione visibile alla Specola, (562 urne che racchiudono gli oltre 1400 pezzi), esistono infatti vari altri gruppi di opere provenienti dall'officina ceroplastica fiorentina.
I preparati furono realizzati tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo; ne furono artefici sopratutto valenti modellatori quali Clemente Susini, Francesco Calenzuoli, Luigi Calamai ed Egisto Tortori, che furono affiancati e guidati, oltre che dallo stesso Fontana, da anatomici quali Tommaso Bonicoli, Filippo Uccelli e Paolo Mascagni.
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| Essi eseguivano le dissezioni sui cadaveri portati dall'Arciospedale di Santa Maria Nuova. In base a questi pezzi dissezionati venivano fatti i modelli in argilla da cui si ricavavano i calchi in gesso nei quali veniva poi colata la cera (o meglio, un miscuglio di cere, resine e coloranti di cui non sappiamo esattamente la composizione) per realizzare i modelli definitivi, che poi venivano assemblati e rifiniti.
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| La più importante, dopo quella del Museo, è senza dubbio la collezione del Josephinum di Vienna commissionata ai modellatori fiorentini dall'Imperatore d'Austria Giuseppe II, fratello del Granduca Pietro Leopoldo, per la scuola Medica Militare. Gli altri gruppi di cere anatomiche, di entità molto più modesta, sono sparsi in varie città italiane e straniere (Cagliari, Bologna, Montpellier, Pisa, Pavia, Modena, Budapest, Leida)
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Al Museo vennero inoltre create cere di botanica e di anatomia comparata, comprendenti anche preparati microscopici e, per conto dell'Arcispedale di Santa Maria Nuova, anche una gran quantità di modelli di anatomia patologica, documento inestimabile sulla medicina e la patologia di quei tempi, tuttora conservate presso l'omonimo Istituto dell'Università a Careggi e, in parte, al Museo di Storia della Scienza.
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