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 13-Mag-2009   Stampa la pagina corrente   Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

"Oceano Arno"

Atlanti fiorentini
Oceano Arno è il primo appuntamento del ciclo di 6 letture con musiche dal vivo sul tema dei viaggiatori fiorentini, dal titolo "Atlanti Fiorentini" programmato nell'ambito dell'edizione 2009 del "Il Genio Fiorentino" .
Il percorso di appuntamenti, di circa un'ora ciascuna, desidera valorizzare una grande tradizione spesso messa in ombra dalla fama soverchiante di altre espressioni della cultura fiorentina. Eppure da Firenze, città lontana dal mare, sono partiti numerosi navigatori che hanno conquistato una serie straordinaria di primati, rivelati al pubblico nel racconto delle loro relazioni e delle loro avventurose vite.
Tra di loro nomi universalmente noti e altri meno, ma tutti straordinari per le loro esplorazioni: Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Filippo Sassetti, Giovanni da Empoli, Andrea Corsali, Francesco Carletti, Angiolino del Tegghia.
Quella dei grandi navigatori è una tradizione tutt'altro che estinta: anche il Novecento ha visto grandi viaggiatori fiorentini, con Emilio Cecchi, Fosco Maraini, Oriana Fallaci e Tiziano Terzani - scrittori di viaggio, dallo sguardo critico e raffinato, ai quali sono dedicate altrettanti appuntamenti che svelano aspetti anche poco conosciuti di questi grandi nomi. Né la tradizione si è spenta, e c'è anche spazio per alcune voci di viaggiatori fiorentini tutt'ora in cammino.


Oceano Arno
la magnifica storia dei navigatori fiorentini nelle Indie

da Giovanni Boccaccio/Angiolino del Tegghia dei Corbizzi, Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Andrea Corsali, Filippo Sassetti, Giovanni da Empoli, Francesco Carletti

I - Atlante Amerigo Vespucci
II - Isole & fichi secchi Angiolino del Tegghia dei Corbizzi/Giovanni Boccaccio
II - Paradiso terrestre Amerigo Vespucci
III - A cosa serve leggere Dante Amerigo Vespucci
IV - Giganti, serpenti e altri incontri Amerigo Vespucci
V - Da New York ai cannibali Giovanni da Verrazzano
VI - Dalle stelle al camaleonte Andrea Corsali
VII - Compere Filippo Sassetti
VIII - Guerre Giovanni da Empoli
IX - Cioccolata & penitenza Francesco Carletti
IX - Ritorno Amerigo Vespucci, Andrea Corsali

con Niccolò Rinaldi; clarinetti Luca Becorpi; musiche originali Claudio Boncompagni

"I vantaggi dei viaggi sono tanti: rianimano lo spirito annoiato dalla sedentarizzazione, procurano guadagni, offrono la visione di meraviglie e l'ascolto di storie straordinarie, permettono di visitare paesi, conversare con nuovi amici, acquisire le buone maniere. I viaggi aumentano le ricchezze e ci mettono alla prova attraverso le loro vicissitudini. I sufi hanno detto che fino a quando resti ostaggio in casa tua, uomo vano, non sarai un uomo. Parti e percorri il mondo, e fallo prima del giorno fatale nel quale lo lascerai."

Così il persiano Saadi nel suo Gulistan, aggiungendo che "mercanti, sapienti, uomini belli o con bella voce, artigiani sono coloro che viaggiando godono di buona accoglienza". Non è il pensiero solo degli antichi orientali, ma anche dei fiorentini che da secoli assecondano la propria irrequietezza con l'atto della partenza. Perché la Toscana ha cullato non solo artisti, santi e scienziati, ma anche tanti viaggiatori partiti da colline senza mare e senza porto, nomi che costituiscono una lunga catena di conoscenze e sguardi: Benedetto Dei,il primo europeo che attestò di aver raggiunto Timbuctù compiendo la più difficile delle traversata, quella del Sahara, Giovanni Marignolli, legato del papa presso i tartari, Roberto de’ Nobili da Montepulciano che nel Settecento fu il primo vero studioso occidentale del sanscrito, Padre Ippolito Desideri da Pistoia, primo europeo a risiedere a Lhasa. E, ancora fino ai nostri giorni, altri concittadini e compari viaggiatori: Fosco Maraini e Tiziano Terzani. Ma soprattutto, fra fine Quattrocento e il Cinquecento, un paio di generazioni di navigatori cresciuti sull'Arno ha fatto la storia dell'esplorazione. Fra loro l'Amerigo che un cartografo tedesco prese per buono per battezzare il Nuovo Mondo e il Verrazzano a cui è dedicato il grande ponte di New York. Ma anche Filippo Sassetti, Andrea Corsali, Giovanni da Empoli, e Francesco Carletti, che fece il giro del mondo portando per primo in Europa la notizia del cacao. Tutti mercanti divenuti navigatori, tutti morti lontano dall'Arno. A casa però mandano lettere e relazioni, che nelle nostre serate sulle barche dei Renaioli rivivono in forma di racconto - quasi di fiaba per gli orecchi corrotti d'oggi, o di epopea lontana, mentre all'epoca era fantastica e dura realtà. Qualcuno di loro osserva, pensa e scrive col retaggio della tradizione umanista. Uomini irrequieti e spiriti sofisticati, che portano in giro per il mondo la determinazione e il cinismo toscani, e il passo aveva la solita eleganza.
Nelle loro relazioni si richiamano ogni tanto a Dio, ma sono tutt'altro che missionari; concedono l'onore delle armi e rispettano l'avversario, scrutando i costumi e indugiando nell'incantamento. A volte non s'intendono un granché con i portoghesi e spagnoli dei quali erano al soldo. Cronologicamente le loro relazioni disegnano una parabola che fa paura: si comincia con lo stupore per i pappagalli colorati e le stravaganze dei cannibali; si passa alla contabilità dei cambi fra monete e alle liste delle compere esotiche; alla fine, l'entusiasmo figlio della meraviglia e lo spirito mercantile si appartano in silenzio, soppiantati da un'altra fonte d'energia: la conquista violenta, con schiavi incatenati e distruzione d'intere città. La bella voglia di Benedetto Dei di riconoscere nell'indigeno un suo pari col Cinquecento se n'era già andata da un pezzo. Anche i fiorentini entrano negli ingranaggi della bruta storia.
Il XXI secolo è cominciato con le guerre fra Sud e Nord. Con fanatismi e pregiudizi religiosi e i continui sbarchi dei cosiddetti "clandestini". Eppure non sta scritto da nessuna parte, e chi viaggia davvero lo sa bene sulla propria pelle, che l'incontro fra le due sponde del mare debba per forza essere un conflitto e non un atto di fede nell'uomo. Pare che abbiamo sbagliato tutti da qualche parte, che continuiamo a scontare errori antichi. Ascoltiamo le parole suscitate da lontani oceani e che questa sera ritornano nella sale del Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze, un tesoro ancora poco conosciuto dai fiorentini; e probabilmente sentiamo, come un brivido, che la nostra storia presente ne discende in linea diretta. 

 

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