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"Oceano Arno"Atlanti fiorentini
da Giovanni Boccaccio/Angiolino del Tegghia dei Corbizzi, Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Andrea Corsali, Filippo Sassetti, Giovanni da Empoli, Francesco Carletti I - Atlante Amerigo Vespucci con Niccolò Rinaldi; clarinetti Luca Becorpi; musiche originali Claudio Boncompagni "I vantaggi dei viaggi sono tanti: rianimano lo spirito annoiato dalla sedentarizzazione, procurano guadagni, offrono la visione di meraviglie e l'ascolto di storie straordinarie, permettono di visitare paesi, conversare con nuovi amici, acquisire le buone maniere. I viaggi aumentano le ricchezze e ci mettono alla prova attraverso le loro vicissitudini. I sufi hanno detto che fino a quando resti ostaggio in casa tua, uomo vano, non sarai un uomo. Parti e percorri il mondo, e fallo prima del giorno fatale nel quale lo lascerai." Così il persiano Saadi nel suo Gulistan, aggiungendo che "mercanti, sapienti, uomini belli o con bella voce, artigiani sono coloro che viaggiando godono di buona accoglienza". Non è il pensiero solo degli antichi orientali, ma anche dei fiorentini che da secoli assecondano la propria irrequietezza con l'atto della partenza. Perché la Toscana ha cullato non solo artisti, santi e scienziati, ma anche tanti viaggiatori partiti da colline senza mare e senza porto, nomi che costituiscono una lunga catena di conoscenze e sguardi: Benedetto Dei,il primo europeo che attestò di aver raggiunto Timbuctù compiendo la più difficile delle traversata, quella del Sahara, Giovanni Marignolli, legato del papa presso i tartari, Roberto de’ Nobili da Montepulciano che nel Settecento fu il primo vero studioso occidentale del sanscrito, Padre Ippolito Desideri da Pistoia, primo europeo a risiedere a Lhasa. E, ancora fino ai nostri giorni, altri concittadini e compari viaggiatori: Fosco Maraini e Tiziano Terzani. Ma soprattutto, fra fine Quattrocento e il Cinquecento, un paio di generazioni di navigatori cresciuti sull'Arno ha fatto la storia dell'esplorazione. Fra loro l'Amerigo che un cartografo tedesco prese per buono per battezzare il Nuovo Mondo e il Verrazzano a cui è dedicato il grande ponte di New York. Ma anche Filippo Sassetti, Andrea Corsali, Giovanni da Empoli, e Francesco Carletti, che fece il giro del mondo portando per primo in Europa la notizia del cacao. Tutti mercanti divenuti navigatori, tutti morti lontano dall'Arno. A casa però mandano lettere e relazioni, che nelle nostre serate sulle barche dei Renaioli rivivono in forma di racconto - quasi di fiaba per gli orecchi corrotti d'oggi, o di epopea lontana, mentre all'epoca era fantastica e dura realtà. Qualcuno di loro osserva, pensa e scrive col retaggio della tradizione umanista. Uomini irrequieti e spiriti sofisticati, che portano in giro per il mondo la determinazione e il cinismo toscani, e il passo aveva la solita eleganza. |
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