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LA FONTANA DEL PORCELLINO OSSERVATA DAL BOTANICO<p align="justify"><font color="#ff0000"><span style="color: #000000" class="Apple-style-span"><img src="upload/sub/Museo/Estate%20al%20museo%20icone/porcellino-logo.jpg" title="porcellino-logo" alt="porcellino-logo" height="153" width="200" /><br /></span><b>La Fontana del "Porcellino" osservata dal botanico. <br /></b></font>Identificazione delle piante raffigurate <br />Giovedì 23 giugno, 16.30 (ingresso libero)<br />Sezione Orto Botanico, Via Micheli 3 - Firenze.<br />Interverranno: Antonella Nesi, direttrice del Museo Bardini di Firenze; Stefano Casciu, Soprintendente BSAE di Modena e Reggio Emilia e, ad interim, di Mantova, Brescia e Cremona Maria Adele Signorini del D.to di Biotecnologie Agrarie Università di Firenze</p><p align="justify">La conclusione del restauro della base originale seicentesca della "Fontana del Porcellino" di Pietro Tacca, realizzato presso l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha offerto l'interessante opportunità dello studio e della identificazione delle piante che, numerose, contornano l'animale.<br />In realtà, tranne i pochi casi nei quali la statua del cinghiale ha protetto le sculture della base, quasi tutti gli elementi vegetali hanno subìto nei secoli tali deterioramenti da risultare praticamente illeggibili all'occhio del botanico. Inoltre le piante sono ritratte a uno stadio di rosetta basale, senza gli elementi riproduttivi e quei caratteri diagnostici essenziali per il loro riconoscimento.<br />Il lavoro di identificazione, eseguito non sulla scultura, ma su materiale fotografico da Chiara Nepi e Marina Clauser del Museo di Storia Naturale, è proceduto tramite confronto con iconografia - flore, manuali, archivio fotografico dell'Orto botanico, campagna fotografica realizzata appositamente -, con campioni vegetali e, infine, con la copia ottocentesca - conservata presso il Museo Stefano Bardini di Firenze - dove alcune piante corrispondono per posizione e raffigurazione all'originale.<br />Pur con tali difficoltà il lavoro ha portato all'identificazione di alcune specie, fra le quali Plantago lanceolata, P. major, P. media, Tussilago farfara, Verbena officinalis, Verbascum sinuatum, Portulaca oleracea.<br />Questo lavoro si colloca nella felice collaborazione fra botanici e storici dell'arte che, nel tempo, continua ad arricchirsi di esperienze anche molto diversificate, rafforzando il ruolo del botanico nell'identificazione di elementi naturalistici, nella comprensione di come evolva la loro rappresentazione artistica, nonché nell'indagine sul significato che l'artista di volta in volta ha espresso nella sua opera.<br />A illustrare quali siano i contributi che discipline così diverse possano dare alla conoscenza, sono Antonella Nesi, direttrice del Museo Bardini di Firenze dove sono custodite la "Fontana del Porcellino" del Tacca e la copia ottocentesca; Stefano Casciu - Soprintendente BSAE di Modena e Reggio Emilia e, ad interim, di Mantova, Brescia e Cremona - che ha diretto il Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano (PO) e con il quale il nostro Museo ha avuto interessanti rapporti di collaborazione; Maria Adele Signorini del D.to di Biotecnologie Agrarie Università di Firenze che ha svolto numerosi lavori di identificazione di elementi vegetali in opere d'arte, dalle Porte del Paradiso del Ghiberti, agli Arazzi di Pontormo e Bronzino del Quirinale.<br />In occasione dell'incontro è possibile acquistare a prezzo scontato il volume "Il Porcellino di Pietro Tacca: le sue basi, la sua storia" curato da Antonella Nesi: nel volume si ripercorre la storia dell'opera d'arte dalla sua creazione al recente restauro ed è riportata in dettaglio l'indagine svolta da Chiara Nepi e Marina Clauser.</p><p align="justify"><a href="upload/sub/Museo/Estate%20al%20museo%20icone/porcellino_post%20copia.jpg" target="_blank">Vai alla locandina</a></p>
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