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 03-Dic-2009   Stampa la pagina corrente   Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

Geology balena fossile

La rivista internazionale Geology  (Geology 37, 815-818) nel numero di settembre pubblica un articolo sulle ricerche condotte dal personale del Museo di Storia Naturale e Dipartimento della Scienza della Terra dell'Università degli Studi di Firenze dal titolo: "Mediterranean fossil whale falls and the adaptation of mollusks to extreme habitats" dedicando la copertina al fossile recentemente scavato dal personale del museo.

Come qualcuno di voi forse ricorderà, la Sezione di Geologia e Palentologia ha recuperato nella primavera del 2007 uno scheletro fossile di balena lungo 10 metri, pressoché completo e articolato, presso la località di Orciano Pisano. Dopo due anni, le ricerche condotte in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra hanno consentito di raggiungere risultati interessanti per la comunità scientifica che a livello internazionale si interessa di adattamenti ad ambienti estremi. Quale connessione? Come i biologi marini hanno scoperto in tempi relativamente recenti, le carcasse di balena sul fondo del mare forniscono energia a comunità di organismi in grado di sfruttare i lipidi contenuti nelle ossa in grande quantità. Nelle fasi finali della successione ecologica, l'ambiente attorno alle ossa in decomposizione diviene saturo di acido solfidrico e altre sostanze tossiche alle quali solo organismi con particolari addattamenti sono ingrado di far fronte. Questi organismi sono stati ora ritrovati in carcasse di balena nel bacino mediterraneo e, caso più unico che raro, per la prima volta i paleontologi hanno preceduto i biologi marini in senso assoluto nel documentare l'adattamento in acque basse. I biologi hanno infatti difficoltà a reperire carcasse di balena in ambiente poco profondo a causa del fenomeno del galleggiamento delle carcasse (resurfacing). Secondo un'ipotesi sostenuta sia da dati paleontologici che molecolari, e ora dal lavoro dei ricercatori della nostra università, le carcasse di balena durante il Cenozoico, e prima ancora quelle dei grandi rettili marini nel Cretaceo, hanno costituito delle "pietre di passaggio" in senso evolutivo per l'adattamento agli ambienti riducenti di mare profondo, come sono le dorsali sottomarine e le sorgenti fredde di metano (stepping stone hypothesis). In acque profonde, gli ecosistemi più produttivi sono infatti sostenuti da energia sfruttata tramite chemiosintesi e non dalla fotosintesi che sostiene invece le comunità biologiche in acque basse. Lo studio degli ecosistemi di whale fall ha pertanto importanti risvolti biologico-evolutivi a cui possono dare il loro contributo i palentologi.

 

 
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