L'allestimento sarà inaugurato nell'ambito del XVIII congresso degli Antropologi Italiani in occasione di una presentazione di testi di antropologia, alla presenza di Telmo Pievani e Michele Luzzatto.
Nella gipsoteca della Sezione di Antropologia e Etnologia del Museo di Storia Naturale sono conservate circa 600 maschere facciali in gesso, mentre l'Archivio Fotografico Storico comprende migliaia di cosiddette foto antropologiche, cioè immagini riprese con l'intento di documentare le caratteristiche somatiche degli individui.
Queste collezioni sono riferibili alle ricerche degli antropologi nel periodo compreso tra la seconda metà del XIX e i primi anni del XX secolo. Esse prevedevano la messa a punto di standard metodologici per lo studio della variabilità umana basati essenzialmente sui dati morfologici e morfometrici.
La genetica e la biologia molecolare erano ancora discipline lontane che presero forma e diffusione negli studi antropologici solo in seguito alla scoperta del DNA, a partire dal 1954.
Le osservazioni "sul vivente"
Durante le spedizioni scientifiche di quel periodo, veniva effettuata la raccolta di quanti più dati era possibile reperire. Le osservazioni "sul vivente" prevedevano la rilevazione, con appositi strumenti, delle misure corporee, effettuate per ricavarne indici che permettessero medie e comparazioni tra popolazioni differenti.
La diffusione dell'apparecchio fotografico consentì una preziosa aggiunta di informazioni poiché si potevano ottenere immagini reali di soggetti appartenenti a popolazioni talvolta lontanissime e difficilmente raggiungibili.
I calchi facciali

Alcuni antropologi ed etnologi introdussero la pratica di realizzare calchi facciali, considerandoli un mezzo di documentazione ancora più accurato dell'immagine fotografica.
Il calco è, infatti, la riproduzione più fedele possibile di un volto, poiché in grado di testimoniare "dal vero" la presenza di caratteri peculiari di soggetti e di intere popolazioni.
L'allestimento
L'allestimento realizzato presso la Sezione di Antropologia e Etnologia vuole essere lo spunto per animare il dibattito su un argomento di grande importanza: quello della diversità tra gli uomini. L'allestimento, che prevede l'esposizione di maschere facciali e fotografie antropologiche, vuole rivisitare questo periodo della Storia dell'Antropologia in chiave critica e riproporlo al pubblico, proprio per risvegliare una chiara coscienza della impossibilità di "classificare gli uomini".
Una galleria di volti a ricordarci che ciascun uomo è diverso, che il concetto di razza non ha fondamenti biologici perché la distanza genetica media fra due individui qualsiasi è di solito più grande della distanza genetica media fra due popolazioni distinte di esseri umani.
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